Escursione a Novara di Sicilia11 febbraio 2024, sole a MessinaAppuntamento alle 8,00 all’Immacolata. Presenti Marcello Aricò, Stefania Daví, Luisa Inferrera, Franca Esposito,Nino Paratore, Alma Raniolo, Saro Spadaro, Roberto Raco,Antonio Zanghí, Valeria Bilardo, Tuccio Novella, Pinella Dini, Ivan Bolignani, Alberto Borgia, Antonella De Gregorio (new entry)Partenza alle 8,30 dall’Immacolata, a Barcellona sosta per il caffè. Lungo la strada il tempo è peggiorato, tutte le montagne erano coperte da nuvole scure ed ha cominciato a piovere. Arrivati in piazza alle 9,45 e, per intercessione di S. Ugo, appena abbiamo parcheggiato ha smesso di piovere e il panorama con la vista delle isole si è manifestato in tutta la sua bellezza.La dottoressa Maria Rossello, amica del Presidente, ci ha accompagnati alla piazza principale. Lungo il tragitto ci ha mostrato uno spazio di aggregazione, “La piazzetta di Roberto” , così chiamato in memoria di suo fratello, fotografo, morto in un incidente stradale alcuni anni fa. La famiglia, per ricordarlo , ha fatto realizzare, acquistando due vecchie case danneggiate dalle bombe sganciate dagli alleati nell’agosto del 1943 e utilizzandone i materiali in modo originale e gradevole, una piazzetta frequentata dai ragazzi del paese.Arrivati nella piazza principale siamo stati accolti dal vicesindaco Salvatore Buemi, novarese di adozione, che ci ha raccontatodella sua scelta di andare a vivere a Novara, piccolo borgo di circa 1200 abitanti, definito borgo di pietra (secondo lui tra i più belli al mondo), dove la qualità della vita si apprezza in ogni momento, dove il tempo si è fermato e si vive con ritmi naturali lontani da quelli frenetici dei centri urbani. Ha parlato brevemente della storia, partendo dell’Età preistorica, riferendosi ai ritrovamenti in contrada Casalini e alle rudimentali abitazioni scavate all’interno della roccia Sperlinga, che documentano l’esistenza di un complesso mesolitico.Il primo insediamento dei cistercensi avvenne verso il 1200 a Badia Vecchia, ad alcuni chilometri dal paese.A Badia Vecchia visse e operò S. Ugo, frate miracoloso ed imprenditore che dava lavoro a 500 braccianti.Successivamente siamo stati allo stand dove era in corso la preparazione della ricotta e del maiorchino da parte di due personeche possiedono un piccolo caseificio a conduzione familiare dove producono il maiorchino con il latte munto dai loro animali. Il casaro giovane, Salvo, ci ha spiegato come si prepara il formaggio, a pasta dura cruda, fatto con latte di pecora (70%) mescolato con latte di capra (30%) . Particolarità della lavorazione è rappresentata dalla foratura della pasta, con una sottile asta di ferro detta “minaccino”, che favorisce la fuoriuscita del liquido. Le forme dopo due mesi di salatura vengono fatte stagionare inambiente umido per almeno sei mesi, mentre la stagionatura delle forme utilizzate per la gara è più lunga e può durare anche 15 mesi.Gli animali che danno il latte sono nutriti con un tipo di frumento che cresce nel territorio di Novara, intorno a 600 m. s. l. m. che si chiama “Maiorca”.In attesa che la ricotta lavorata dal casaro anziano fosse pronta per il consumo, l’enciclopedica Angela, una simpatica e preparata collaboratrice a cui ci ha affidati il vicesindaco, ci ha condotti in giro per il borgo.Prima tappa la chiesa di S. Francesco, risalente al 1237, edificata in un luogo dove allora non c’era niente perché solo quasi quattro secoli dopo, nel 1600, sono arrivati i cistercensi.La chiesa, che abbiamo visto solo da fuori, mantiene la struttura gotica ma sono state apportate diverse modifiche.In un palazzo vicino si dice che ci sia un fantasma donna che appare sul balcone a mezzanotte.Angela ci ha detto che un suo amico afferma di avere visto una donna sorridente .Seconda tappa alla chiesa di S. Ugo, chiusa al culto perché da diversi anni la Sovrintendenza sta facendo lavori che non finiscono mai. La chiesa è chiamata la chiesa dell’abbazia di S.Ugo, ma il nome vero è Santa Maria la novella Noara.Nel 1626 una alluvione fece crollare il convento annesso alla vecchia abbazia, la prima in Sicilia , eretta canonicamente nel 1171 e chiamata Santa Maria la Noara, che si trovava fuori dal paese , e i monaci cistercensi, invece di ricostruirlo reputarono più conveniente trasferirsi a Novara, che nel frattempo era cresciuta di dimensioni, e vennero in questo quartiere periferico che allora era fuori le mura. A Badia vecchia è rimasto molto poco, ma vale la pena visitarla perchè si trova in un luogo molto bello che si chiama Vallebona , proprio per l’amenità dei luoghi. Quando i cistercensi costruirono questa abbazia, completata nel 1656,e la struttura struttura adiacente che un tempo era il vecchio convento trasferirono qui tutto quello che c’era nella vecchia abbazia. Ruggero II, spinto da interessi di natura politica, chiese all’abate di Chiaravalle di inviare nel regno di Sicilia i suoi monaci. Dopo un primo rifiuto Bernardo inviò nel 1137 S. Ugo, che, proveniente dalla Spagna, passò da Roma dove il papa Innocenzo II gli donò 130 reliquie.Queste reliquie furono conservate prima a badia vecchia e successivamente trasferite (in parte) in questa chiesa e conservate in un pregevole reliquiario settecentesco in legno realizzato da artigiani novaresi che si trova sulla parete di sinistra della chiesa.In seguito al terremoto del 1783, che provocò gravi danni alla struttura, nel 1784 i cistercensi si sono trasferiti a Messina, a Roccamadore dove c’era una badia “figlia” di quella novarese. L’abbazia allora fu venduta con tutti gli arredi e venne riacquistata nel 1903 quando monsignor Abbadessa da la chiesa alla parrocchia e dona il convento a padre Annibale di Francia a cui è intestata la piazza. Sui resti convento venne costruito un orfanotrofio femminile gestito dalle Figlie del Divino Zelo e adesso è una casa di riposo per anziani. Quando la chiesa venne riacquistata tutte le reliquie ritrovate, inclusa la giara miracolosa di S. Ugo di cui c’è una copia in chiesa mentre l’originale di pregevole fattura, forse araba, é conservata al duomo.La tradizione vuole che quando c’era siccità il popolo si rivolgesse al santo , portato in processione, al grido “acqua S. Ugo”.In corrispondenza del giorno della morte di S. Ugo, il 17 novembre, la giara viene riempita e
Escursione a Sicaminò, cascata del Cataolo, Gualtieri del 4 febbraio 2024
Escursione a Sicaminò , alla cascata del Cataolo e a Gualtieri . Giornata di sole Appuntamento all’Immacolata alle 8,15. Partecipanti: Tonino Seminerio, Giusy Quartaronello, Alessia Seminerio, Ciccio Briguglio, Francesco Pagano, Antonella Rotondo, Santinella Rotondo, Marcella De Francesco, Simone Cappello, Pinella Dini, Tuccio Novella, Giuseppe Spanó, Maria De Carlo, Patrizia Olivieri, Angelo Salvo, Katia Tribulato, Luisa Inferrera, Danila Castiglione, Gabriella Panarello, Antonella Zangla, Gaetano Messina, Daniela De Domenico, Rosario Spadaro, Sebastiano Occhino, Teresa Vadalà, Alberto Borgia, Rosalba Fera, Chiara Calarco, Giovanna Mangano e Carlo De Pasquale (simpatizzante). Composti gli equipaggi abbiamo percorso l’autostrada per Palermo uscendo al casello di Rometta e proseguendo per Gualtieri e per il borgo di Sicaminò dove, alle 9,15, abbiamo parcheggiato davanti alla scalinata che conduce alla cappella annessa al palazzo del duca di Avarna. Alessia Seminerio, dopo la preescursione del 20 gennaio, ha fatto una ricerca molto accurata sul borgo di Sicaminò e sul duca di Avarna e ci ha fornito una serie di interessanti informazioni sulla vita, specialmente privata, del duca Giuseppe Avarna, personalità molto interessante ed originale, morto in un incendio scoppiato nella sua abitazione nel febbraio del 1999. Di seguito, tra virgolette, riporto il testo completo del risultato del lavoro di Alessia. “Sicaminò è una frazione del comune di Gualtieri, è un termine greco che significa “gelso”.La più antica notizia del casale di Sicaminò risale al 1100, ma il documento più importanteè il privilegio col quale, nel 1125, Ruggero II d’Altavilla concesse il possesso di Sicaminòal milite Gualtiero Gavarretta, che poi, attorno al 1200, passò al suo discendente, Giovanni Sicaminò. Successivamente, in conseguenza di matrimoni, la baronia passò a diverse famiglie, l’ultima della quali quella degli Avarna, nel 1700.Fino al 1793 Sicaminò fu un feudo disabitato. Solo in quell’anno, infatti, il baroneBartolomeo Avarna ottenne da Ferdinando I di Borbone la “licentia populandi”.Nel 1798 si contavano già 205 abitanti. Anche se oggi è nuovamente quasi disabitato.Sicaminò nei secoli scorsi era conosciuta come Feudo Avarna, proprio perché era tutto di loro proprietà. Infatti, attorno al loro Palazzo Ducale, la famiglia costruì le case dei contadini al loro servizio, i quali producevano per loro olio e vino, oltre ad occuparsi dell’allevamento del bestiame. Esso, infatti, è stato un modello di città/azienda.La famiglia Avarna, detta anticamente “Guarna” o “Varna”, era la terza famiglia nobiliarepiù facoltosa della Sicilia, e detenne le cariche politiche più ambite: si annoverano vescovi, consiglieri di sovrani, cavalieri Gerosolimitani e dell’Ordine militare della Stella.In tempi recenti, il più noto della famiglia fu il Duca Giuseppe Avarna, nato nel 1916,definito eclettico intellettuale, poeta, scrittore e appassionato di politica, infatti fu tra i fondatori del Movimento per l’Indipendenza della Sicilia.Il Duca abitava nel borgo con la moglie Magda Persichetti che sposò nel 1941, dalla quale ebbe tre figli. Da buon aristocratico, chiamò il primogenito Carlo, come suo padre, per poi “scatenarsi” con i due nomi successivi: Albereda e Guiscardo.Nel 1976, durante un viaggio a Roma, incontrò una splendida hostess americana,Tava Daetz, di 33 anni più giovane di lui, lei 26 e lui 59. Si innamorarono follemente, infatti entrambi dichiararono di aver avuto il “colpo di fulmine”. La portò dunque con sé nel borgo di Sicaminò, dove andarono a vivere nella Casa del Curato, in cui trascorsero 23 anni insieme. Essa si trova esattamente accanto alla cappella di famiglia, adiacente al palazzo in cui appena prima viveva con la moglie, la quale continuò a vivere lì insieme ai figli.Il Duca in seguito a questa scelta perse molti dei suoi diritti, gli rimasero, infatti,oltre all’uso della Casa del Curato e la Cappella, solo i suoi libri.Si racconta che ogni volta che il Duca trascorreva una notte d’amore con la sua Tava, suonasse le campane della cappella, che aveva collegato, tramite una lunga corda, al suo appartamento. Si diceva anche, che questo dispetto alla moglie, derivasse dal fatto che lei, per ben 11 anni, non gli concesse il divorzio, per questo motivo lui e Tava si sposarono solo nel 1988 in una unione civile a Milazzo.E così tutto il paesino di Gualtieri quando sentiva le campane si faceva una bella risata, a differenza della moglie, amatissima dal popolo, che non rideva affatto.Magda, infatti, denunciò il fatto al pretore di Milazzo che condannò il Duca a un’ammenda,con tanto di pubblicazione del responso sulla “Gazzetta del Sud”.Il Duca invece non confermò la tesi, dicendo, in un’intervista ad Enzo Biagi, che suonare le campane era un modo di interpretare la vita con ironia e spirito, e non era certo per “suonare campane a morto per la ex consorte”.In una più recente intervista a Tava (che l’11 novembre 2016 si trovata a Messina in occasione della commemorazione del Duca, che nasceva esattamente 100 anni prima), confermò la tesi del marito, spiegando il perché quella storia non fosse vera. Tava disse che, una notte in cui stavano festeggiando il suo compleanno con alcuni amici, Magda e i suoi figli si lamentarono degli schiamazzi notturni e li denunciarono, sostenendo che avevano suonato le campane “a morte”, come presunta offesa per la ex moglie. Qualche giornalista, poi, tolse la “t” e fu così che “a morte” divenne “a more” e poi “amore”, ed è così che nacque la leggenda. I giornalisti la soprannominarono “campana dell’amore”. Purtroppo la campana non è più presente poiché è stata rubata una decina di anni fa, ma c’è chi giura di sentirla ancora suonare di tanto in tanto. Il 21 febbraio 1999 l’appartamento in cui viveva il Duca prese fuoco col lui dentro, all’età di 82 anni, e questo rese “eternamente” memorabile la sua vita. Quel giorno Tava era fuori per lavoro quando apprese la notizia. Il Duca, infatti, era già caduto in povertà, dopo che la riforma agraria del 1955, gli sottrasse 900 dei suoi 1400 ettari di proprietà, che si estendevano inizialmente fino a Castanea e Nizza di Sicilia. Oltre al fatto che già da tempo, sembrasse che egli
Trekking notturno a Colle San Rizzo del 2 febbraio 2024
Trekking notturno al Colle San Rizzo del 2 febbraio 2024 [Diario di bordo]Appuntamento all’Immacolata alle alle 20,15, presenti Tonino Seminerio, Ciccio Briguglio, Francesco Pagano, Alberto Borgia. Alle 20,17 ci siamo messi in macchina per arrivare alle quattro strade, ma arrivati alla statua di San Pio ci siamo fermati per aspettare Rosario Spadaro e Francesco e Simone Rubino (due amici non soci) arrivati all’appuntamento in ritardo.Posteggiate le macchine vicino da Don Minico e alle 20,45 ci siamo messi in cammino. Il tempo era, tutto sommato, bello, con un po’ di foschia ma con temperatura non molto bassa. La pioggia, che di pomeriggio aveva dissuaso la partecipazione di qualcuno, ha lasciato il posto ad una sera stellata. Percorse alcune centinaia di metri sulla strada per Portella Castanea fino ad arrivare alla deviazione per il sentiero della Candelara.Imboccata una traccia sul pendio sulla sinistra in ripida salita e dopo una decina di minuti, oltrepassata un’area attrezzata con tavolini e panche, zona per barbecue e una fontana (con acqua) abbiamo raggiunto la torretta di avvistamento posta sulla cima più alta del colle San Rizzo. Dal locale più elevato, raggiungibile con comode scale di ferro in buone condizioni. Da qui si gode uno splendido panorama della costa tirrenica, da Villafranca a Capo Milazzo. Visibili anche le isole di Vulcano e Lipari e, dall’altra parte la costa della Calabria.Consumata la cena in piacevole compagnia apprezzando il buio ed il silenzio del luogo.Dopo le foto di rito abbiamo iniziato la discesa raggiungendo la larga sterrata di servizio della Forestale che conduce alla caserma e poco dopo si collega alla strada provinciale a pochi metri dal locale di Don Minico. Arrivo alle macchine alle 22,15 dopo aver percorso poco più di due chilometri. Arrivati a casa intorno alle 22,40.Questo primo semplice e piacevole trekking notturno del 2024 ha, ancora una volta, dato forza al motto “AUDENTES FORTUNA IUVAT”
Escursione a Militello Val di Catania e alle cascate dell’ Òxena
Diario di bordo di Alberto Borgia 28 gennaio 2024. Appuntamento all’Immacolata alle 7,30 e partenza con un pullman di Giuntabus. Eravamo complessivamente in cinquantaquattro, venticinque soci di Architrekking e ventinove di Re Colapesce. Presenti:Marcello Aricò, Antonio Zampaglione, Giuseppe Spanó, Stefania Daví, Giulio Barone, Carmelo Geraci, Carlo Panzera, Paolo Bossa, Tonino Seminerio, Alessia Seminerio, Giusy Quartaronello, Mike Sfravara, Nina Coiro, Maria De Carlo, Maria Grazia Costa, Simona Sagone, Antonio Zanghí, Valeria Bilardo, Saro Spadaro, Chiara Calarco, Antonella Zangla, Maria Scandinaro, Alberto Arena, Alma Raniolo, Marcella Scarcella, Mario Sibilla, Alberto Borgia, Santinella Rotondo, Roberto Raco. Arrivo all’area di sosta per le cascate Òxena alle 10 circa, dopo una sosta di una ventina di minuti alla stazione di servizio prima del casello di Catania. L’architetto Felice Trovato, assessore ai lavori pubblici del Comune di Militello Val di Catania ci ha brevemente illustrato il progetto di valorizzazione e riqualificazione delle cascate che il comune ha intrapreso da tempo, in collaborazione con la Forestale e ci ha fatto da guida. Alle 10,25 ci siamo messi in cammino su una larga e comoda sterrata percorribile, purtroppo, anche dalle macchine e dopo circa mezz’ora siamo arrivati a dei vasti terrazzamenti che pare siano stati realizzati dagli arabi per la coltivazione degli aranci. Incontrato un numeroso gruppo di escursionisti provenienti da Ragusa e altri visitatori arrivati in macchina o in moto. Il fiume Òxena o Òssenna (Úscenna in dialetto locale) è sul fondo di una cava dove è presente la tipica vegetazione mediterranea, che comprende carrubbi, querce, oleandri, tamerici e fichidindia. Il corso d’acqua, mai asciutto, scorre tra rocce basaltiche fino a un salto di una decina di metri. Seguendo un comodo sentiero siamo arrivati sul greto e risalendolo per un breve tratto siamo giunti sotto la cascata, bella da ammirare, che d’estate, insieme alla vasta pozza , sarà sicuramente utilizzabile per un bagno rinfrescante. Al ritorno abbiamo visto, dal costone opposto, quanto rimane di uno dei numerosi mulini alimentati dal fiume. Alle 12,15 ci siamo fermati per il pranzo ai terrazzamenti ed abbiamo fatto una sosta di una mezz’oretta sotto un caldo e piacevole sole. Siamo tornati, dalla strada percorsa all’andata, al pullman e li ci siamo divisi in due gruppi per raggiungere il paese. Il primo ha preso posto sul pullman e un altro ha percorso a piedi la comoda strada in saliscendi che, attraversando giardini di alberi di squisite arance sanguinelle conduce a Militello. Alcuni alberi erano abbandonati, ma pieni di frutti e ne abbiamo approfittato per fare una abbondante raccolta. Giunti in paese, dopo aver acquistato fave, cavolfiori, carciofi da un venditore ambulante abbiamo lasciato gli zaini sul pullman (che nel frattempo era arrivato facendo un lungo giro da Scordia) ci siamo riuniti al bar adiacente la ben curata villa comunale e abbiamo consumato un rinfresco ( pagato con la rimanenza della quota di partecipazione). Alle 15,15 l’assessore Trovato ci ha raggiunti e sotto la sua competente ed appassionata guida abbiamo attraversato il paese. Il tempo a disposizione era molto limitato per cui, molto velocemente, abbiamo visto, purtroppo solo dall’esterno, molte belle chiese ed edifici civili di pregevole fattura. Il paese è stato distrutto dal terremoto del 1693 e la ricostruzione, come in altri centri del Val di Noto, è stata fatta nel tardo stile barocco tipico del territorio e per questa caratteristica il paese, insieme ad altri sette comuni, è stato inserito dal 2002 tra i siti UNESCO patrimonio dell’umanità e nel 2022 è stato selezionato come il più bel borgo siciliano. Tra gli edifici più importanti spiccano il Monastero di San Benedetto, realizzato a partire dal 1616 in stile barocco e manierista, la Chiesa di Santa Maria della Stella, la cui facciata è ricca di intagli barocchi, la Chiesa di San Giovanni Battista, il Castello Barresi-Branciforte, di cui restano principalmente una torre e l’arco d’ingresso e vicino al quale è situata la bellissima Fontana della Ninfa Zizza dove si trova la copia di un bassorilievo di Giandomenico Gagini jr ( nipote dell’omonimo scultore messinese). Tra gli edifici civili è interessante il grande cinquecentesco Palazzo Majorana della Nicchiara (o dei Leoni) e i portali di ingresso di alcuni palazzi nobiliari, tra cui palazzo Iatrini dove si ammirano originali telamoni con figure apotropaiche che fanno gli scongiuri. Tornando verso il pullman, un gruppo di una trentina di fortunati ha potuto visitare il museo di San Nicolò. Ricavato nelle cripte e nei sotterranei della Chiesa e allestito in maniera originale ed estremamente gradevole dall’architetto Pagnano, è stato realizzato poco per volta procedendo con il recupero delle murature originarie sepolte dalle macerie accumulate dopo il terremoto del 1693 ed è stato aperto nel 1984. L’assessore ci ha raccontato che da ragazzino ha partecipato, insieme ad altri coetanei, ai lavori di scavo per liberare gli spazi dai resti degli scheletri umani conservati. Le sale contengono una ricca esposizione di argenti e gioielli, comprendente pissidi, calici, ostensori ed ex voto di pregiatissima fattura, provenienti dalla scomparsa chiesa madre e dalle altre chiese locali. Notevole la collezione dei paramenti, delle tele, delle sculture e dei manufatti in argento anche di scuola messinese. Nella prima sala è conservata la copia del volume di Pietro Carrera “Il giuoco degli scacchi” stampato nel 1617 presso una delle prime stamperie del Regno di Sicilia, sita in paese. Il testo è un importante riferimento della scacchistica moderna, divenuto celebre per la cosiddetta “difesa siciliana”. Alle 17,30 partenza per Messina dove siamo arrivati alle 19,15. Vista la ricchezza dei monumenti presenti in paese è consigliabile una visita di almeno una giornata. Qui le foto e i video della giornata
Preescursione a Monte Ciccia del 21 gennaio 2024
21 gennaio sole e vento Preescursione a Monte Ciccia del 21 gennaio 2024. Partecipanti Carlo Panzera, Carmelo Geraci, Alberto Borgia. Poiché la ciaspolata programmata per oggi è stata annullata per mancanza di neve, ci siamo dati appuntamento alle 8,00 all’Immacolata e abbiamo raggiunto in macchina Portella Castanea. Alle 8,20 imboccata la strada di fronte alla Pitoneria verso monte Ciaramellaro. Il primo tratto, con il fondo in cemento, per alcune centinaia di metri è in ripida salita, poi, sempre in salita il fondo è sterrato e in molti tratti danneggiato dal transito delle moto da cross. Si costeggiano una serie di costruzioni in muratura abbandonate, utilizzate fino agli anni 80 dello scorso secolo dai cacciatori come postazioni per sparare ai falchi pecchiaioli (adorni) che ogni anno, nel periodo della migrazione, tra fine aprile e metà maggio, insieme a numerose altre specie di uccelli migratori volteggiano in cielo, in attesa di trovare l’ adeguata corrente ascensionale necessaria per attraversare lo Stretto. Dopo circa mezz’ora siamo arrivati ad un bivio. La strada a destra, in discesa, costeggia monte Tidora e conduce al forte San Jachiddu o a Ciaramita.Il ramo a sinistra, in ripida salita, dopo un centinaio di metri arriva alla cima di monte Ciccia dove si trova un pilone dell’alta tensione e si sente il ronzio della corrente che scorre nei cavi. Sotto il pilone c’è quello che resta di un albero bruciato dalle fiamme dell’incendio che ha devastato le pendici delle montagne. Lungo la strada il panorama è splendido, da una parte si gode l*insuperabile vista dello Stretto da nord a sud , con la Falce del porto e tutta la città e dall’ altra la vista spazia sul golfo e il capo Milazzo, Dinnammare e la catena dei Peloritani , le isole Eolie e le Calabrie.Proseguendo in discesa, con il fondo stradale in pessime condizioni per quasi un centinaio di metri, a destra si trova il sentiero che conduce a Pizzo Carbonaro, dove sono posizionati una serie di ponti radio visibili anche dalla città.Prendendo a sinistra un sentiero battuto dalle moto da cross si ritorna alla strada percorsa in precedenza in salita e quindi al parcheggio. Lunghezza complessiva di circa cinque chilometri percorsi in circa due ore e mezza (incluse le numerose deviazioni e soste nei punti panoramici).Il percorso si presta ad un trekking notturno in primavera o in estate.
Happy recola del 17 gennaio 2024
Primo Happy recola del 2024 sul tema MIRABILIA PELORI Miti greci dello stretto Relatore Dott. Carmelo Micalizzi. Soci presenti: Marcello Aricò , Salvatore e Ileana Rotondo, Filippo Cavallaro , Rosalba Cucinotta , Giovanna Mangano, Antonella Zangla, Flavia De Carlo, Maria De Carlo, Ciccio Briguglio,Stefania Daví , Gabriella Panarello, Patrizia Olivieri, Gaetano Messina, sua moglie,Francesco Pagano, Antonella Rotondo, Alberto Borgia. Prima riunione per un Happy recola del 2024 nella sede della comunità greca di Messina. La relazione è stata molto interessante ed originale, il dottor Micalizzi, preparatissimo e attento studioso di storia patria ha presentato in modo coinvolgente alcuni Miti fondamentali e poco noti relativi allo Stretto, partendo dagli inizi della fondazione di Zancle da parte dei greci provenienti da Eubea e quelli provenienti da Cuma.La sala era piena, in tutto eravamo una quarantina. Marcello ha ringraziato il prof Macris, responsabile della comunità greca, con il quale si intende collaborare per le future attività sociali. Momento happy con la condivisione di una ottima Insalata greca preparata dal Presidente.
Escursione a Rometta Superiore del 14 gennaio 2024
Escursione a Rometta superiore del 14 gennaio 2024 .Splendida giornata di sole dopo diversi giorni di maltempo. Prima escursione dell’anno della nostra associazione. qui la galleria fotografica completa Appuntamento con quasi tutti i soci alle 8,15 alla chiesa dell’Immacolata. Partecipanti: Marcello Aricò, Filippo Cavallaro, Rosalba Cucinotta, Flavia De Carlo, Franco Privitera, Nando Centorrino, Angela Trimarchi, Nina Coiro, Mike Sfravara, Giovanna Mangano, Tonino Seminerio, Giusy Quartaronello, Alessia Seminerio, Pinella Dini,Tuccio Novella, Francesco Pagano, Antonella Rotondo, Valeria, Chiara Calarco, Antonio Zampaglione, Caterina Ioffrida, Stefania Daví, Maria De Carlo, Danila Castiglione, Daniela De Domenico, Ciccio Briguglio, Alberto Arena, Santinella Rotondo, Maria Grazia Costa, Antonio Zanghí, Giuseppe Spanó, Mario Sibilla, Carmelo Geraci, Luisa Inferrera, Gaetano Messina, Rosario Spadaro, Marcella De Francesco, Signora De Francesco, Simone Cappello, Antonella Zangla. New entry Alma Raniolo. Visita alle grotte saracene dove ha fatto da guida Filippo C. Le grotte, scoperte dall’archeologo Paolo Orsi e studiate successivamente da Giacomo Scibona, sono formate da roccia arenaria friabile e prendono il nome perché, secondo la tradizione, furono usate come nascondigli ai tempi dell’assedio di Rometta da parte degli invasori saraceni. Secondo molti studiosi sono molto più antiche e risalgono almeno al periodo bizantino, usate come luogo di culto a metà tra l’eremitaggio e il cenobitismo in cui i religiosi vivevano da soli ma mangiavano e pregavano insieme.C’è anche una basilica paleocristiana al cui interno c’erano 12 pilastri di forma quadrata o rettangolare di cui ne rimangono solo tre.Successivamente alla conquista saracena la grotta potrebbe essere stata adibita a moschea. Le grotte sono in parte escluse alla fruizione pubblica e in fase di recupero dopo decenni di utilizzo come ricovero per gli animali e per deposito di materiali agricoli. Nonostante la presenza di reti, Flavia e Giuseppe si sono allontanati dal resto del gruppo per esplorare altre grotte per “seguir virtute e conoscenza” (come disse Ulisse a Dante). Successivamente, sotto la guida del preparatissimo ed enciclopedico dottor Giovanni Arnò, presidente della Proloco,che ha illustrato con dovizia di particolari quanto visto, si è fatto un giro del Borgo di Rometta, con partenza da Porta Milazzo e arrivo a Porta Messina. Visitata la chiesa bizantina di Santa Maria dei Cerei, costruita tra il VI ed il X secolo con pianta a croce greca inserita in un quadrilatero. Davanti alle tre porte d’entrata, rivolte verso il sole nascente, sono state portate alla luce numerose tombe di epoca bizantina. La chiesa sorge di fronte al campo in cui, nel 1038 ebbe luogo una sanguinosa battaglia tra gli arabi e i bizantini comandati da Giorgio Maniace. Altri luoghi visitati il Castello e la Chiesa Madre Santa Maria Assunta con struttura a 3 navate in cui all’interno sono esposti numerosi dipinti di particolare interesse storico-artistico. Visitata anche la sede della pro loco dove si trova la copia della spada che la leggenda dice essere appartenuta al profeta Maometto e trovata nella contrada Mazzabruno dove tra il 24 e 25 ottobre del 964 ci fu una battaglia fra Saraceni e Bizantini conclusa con la disfatta dei Bizantini e la morte di oltre 10000 soldati. Approfittando dell’ottima visibilità, dal belvedere sul retro della chiesa bizantina, il dottor Arnò ci ha mostrato le più importanti cime dei Peloritani, a partire da Dinnammare, Pizzo Bandiera, Pizzo Bottino, Monte Scuderi, Montagna Vernà, Rocca di Novara e, sullo sfondo, l’Etna innevata. Dopo il pranzo al sacco, consumato nei locali del bar INcentro l’escursione è proseguita con la scoperta di Borgo Pantano, in prossimità del villaggio Rapano. Guida particolare è stata il Signor Orazio Bisazza, proprietario del borgo, ereditato dalla Madre.Il signor Bisazza si è definito “Custode” del borgo e “Testimone” delle vicende avvenute nel corso degli anni. Ha raccontato la storia particolare del Borgo, partendo dal significato del nome, che ospitò dal 1350 in poi una comunità di origine ebraico – spagnola emigrata dalla città di Messina , che conserva un’aura mistica molto particolare. Questa comunità si stabilí im questo luogo appartato e praticò la medicina spagirica, in un intreccio di alchimia ed erboristeria. Il recupero e restauro degli edifici e delle strutture edilizie è portato avanti con molta attenzione nel rispetto della integrità architettonica. Tra gli edifici visitati, la Chiesa di Santa Maria delle Grazie con all’interno la statua della Madonna che allatta. Il convento di Suore Latine Basiliane di S. Maria de Messana, risalente al 1296 anno in cui si erano insediate nel sito, ma che avevano abbandonato dopo soli otto anni a causa dei pericoli cui erano soggette per l’isolamento in cui si trovavano e che conserva al suo interno alcune pietre “energetiche” che secondo il sig. Orazio rappresentano la sintesi delle polarità contrapposte.Anche se apparentemente si è mantenuto su una posizione “obbiettiva” è sembrata evidente una sua forma di misticismo per un luogo che emana comunque un fascino particolare. La visita si è conclusa intorno alle 16:00, e prima delle 17,00 si era in città.Tutti i partecipanti sono rimasti pienamente soddisfatti all’escursione che, ancora una volta, ha dato la possibilità di scoprire gioielli nascosti del nostro territorio. Alberto Borgia qui la galleria fotografica completa
Serata conviviale del 19 dicembre 2023
Serata conviviale alla sede della UISP per lo scambio dei saluti natalizi. Presenti Marcello A. , Rosalba C. , Francesco P., Stefania D. , Ciccio B. , Tonino S. , Alessia S. , Giusy Q. S. , Saro S., Gabriella P. , Antonella Z., Margherita B. , Mariella C. , Santino C., Sebastiano O., Carlo P., Mario S. , Carmelo G. , Patrizia O. , Filippo. , Alberto B. Cena con ottima focaccia, panettone e spumante. Carlo ha dato alcune informazioni sul sito della associazione che si sta perfezionando e Marcello ha illustrato il calendario delle attività programmate da gennaio a giugno del prossimo anno .Piacevole atmosfera prenatalizia
Escursione da Ponte Gallo a Messina del 17 dicembre 2023
17 dicembre sole Escursione da Ponte Gallo a Messina Appuntamento alle 8,00 al Cavallotti, presenti Marcello Aricó , Sergio e Matteo Bolignani, Carlo Panzera , Maria Cadili, Stefania Daví, Carmelo Geraci Eleonora (new entry) Saro Spadaro, vecchio socio che non partecipa da diversi anni alle attività, Alberto Borgia. Preso il n. 28 per il Museo alle 8,20. Alla fermata ci ha raggiunti Giuseppe Spanó . Alle 9,05 siamo saliti sul numero 32 per Ponte Gallo, arrivato a destinazione alle 10,00. Lungo il percorso si sono aggiunti Giovanna Alibrandi (Jo) , Serena P., Francesco e Davide Pagano e Alberto Arena. Raggiunto il greto del torrente Gallo abbiamo iniziato la risalita, la temperatura era intorno ai 16 gradi, ma la giornata era soleggiata e per evitare di sudare sul percorso in salita, ci siamo tolti giacche a vento e maglioni. Siamo saliti sul passaggio pedo nale del ponte ferroviario a quindici luci che attraversa il torrente. Costruito negli ultimi decenni dell’ottocento è un manufatto maestoso ed elegante, im buone condizioni nonostante non sia più utilizzato da quando il tratto ferroviario da Messina scalo, Camaro Villafranca è stato eliminato con l’entrata in esercizio del valico dei Peloritani nel novembre del 2001. In corrispondenza di un grande cipresso è interessante notare diversi alberelli di cipresso cresciuti negli interstizi delle pietre, dimostrazione della potenza inarrestabile della natura. Risalendo il corso del torrente, costeggiato da campi e giardini in parte coltivati, Carlo, Carmelo, Saro ed Alberto B. hanno fatto una breve deviazione per entrare nella galleria abbandonata, lunga circa 5 chilometri, che arriva a Camaro. Dopo circa un’ora e mezza di cammino in leggera salita su strada agevole, a sei chilometri dalla partenza, abbiamo fatto una sosta all’esterno della recinzione dell’area addestrativa dinamica della Polizia. Mentre eravamo fermi ci ha raggiunti Fulvio Samperi sulla sua mountain bike, proveniente dalle 4 strade. Dopo uno spuntino, alle 12,10 ci siamo riessi in marcia risalendo per qualche centinaio di metri il torrente Pellegrino, affluente del torrentre Gallo e poi imboccando la strada in salita sulla sinistra per Colle S. Rizzo indicata da un cartello della Forestale. Questo tratto di strada, interamente all’interno del bosco e lungo circa tre chilometri, è in costante salita, proseguendo si arriva al rifugio Ferraro della Forestale, a circa 45 minuti di strada da don Minico, è abbandonato ma non completamente vandalizzato e relativamente agibile, e si potrebbe ipotizzare, con poco impegno, anche di bivaccare per una notte. Arrivo alle 4 strade alle 13,30. Sosta per il pranzo fino alle 14,15. Nel frattempo ci ha raggiunti in macchina Antonella Rotondo e un loro zio americano con cui sono tornati in città Marcello, Carlo, Maria e Saro. Il resto del gruppo ha imboccato la strada in ripida discesa per la Badiazza, in più punti danneggiata dal transito delle moto da cross, raggiungendola dopo circa mezz’ora. Sono in corso lavori di riqualificazione e messa in sicurezza che dovrebbero essere completati entro la fine di quest’anno… Nel vicolo della chiesa di Sant’Andrea Francesco ci ha fatto vedere l’arco di ingresso di una casa del ‘700 accanto alla quale c’è la bottega di un falegname ancora in attività. Alle 15,30 abbiamo raggiunto la SS 113, a circa 5 chilometri e mezzo da Don Minico ed abbiamo proseguito lungo la via Palermo per circa tre quarti d’ora arrivando alla fermata dell’autobus di via Garibaldi alle 16,15. Complessivamente , da mare a mare, abbiamo percorso circa 18,30 km (da cui occorre sottrarre circa un chilometro per deviazioni varie.) Anche oggi il tempo è stato splendido, la visibilità perfetta faceva apprezzare le isole Eolie e la Calabria e i bellissimi colori autunnali dei nostri boschi.
Escursione al Castello Rufo Ruffo di Scaletta
3 dicembre copertoAlle 8,00 appuntamento con Marcello, uscita a Tremestieri dove ci siamo incontrati con Tuccio e Pinella ed abbiamo proseguito fino all’inizio della salita per Scaletta Superiore e parcheggiate le macchine. Alle 8,35 abbiamo iniziato a camminare sulla spiaggia in direzione nord, per verificare la possibilità di percorrerla fino a Giampilieri Marina, ma all’altezza di Capo Scaletta abbiamo dovuto fare dietro front perché il mare era troppo agitato e le onde si frangevano sugli scogli impedendo il passaggio. Siamo tornati sulla SS 114 e poi nuovamente sulla spiaggia fino a Giampilieri dove, alle 10:00 circa, ci siamo incontrati con il resto della comitiva. Eravamo in ventiquattro: Marcello A. Tuccio N. Pinella D., Alberto B. , Filippo C., Giuseppe S., Tonino S., Giusi S., Alessia S. , Stefania D., Ciccio B., Giovanna A., Francesco P, Antonella R., Flavia D., Franco P., Carmelo G. , Danila C., Maria C., Santinella R. e quattro new entry :Alberto Arena, Maria Grazia Costa, Simona Costa e Marilena Farinelli. Tornati verso Scaletta camminando in parte sulla spiaggia e in parte sulla statale, alle 10,40 abbiamo iniziato la salita verso il paese, raggiunto alle 11,20. Sosta alla piazza principale prima della salita al castello dove siamo arrivati alle 11,45. Visita del castello, che è stato chiuso per tutto il mese di novembre, con la guida di tre ragazzi di buona volontà che stanno facendo il servizio civile al Comune. Alle 12,55 iniziata la discesa da una strada (diversa da quella dell’andata) che costeggia i ruderi della batteria secentesca situati sopra la galleria dell’autostrada (indicati come Castello diruto) e Flavia, Giuseppe e Alberto B. lo hanno visitato. Arrivati sulla SS114 siamo tornati verso Messina e abbiamo imboccato la strada per il Parco del Tortuga. Dopo un paio di chilometri in parte in salita e nel tratto finale per una scorciatoia non molto agevole siamo arrivati a Giampilieri superiore dove c’era un locale privato gestito da Eliseo, conoscente di Filippo la cui moglie ha preparato degli ottimi maccheroni fatti in casa con pomodoro, melanzane fritte e ricotta infornata. A tavola eravamo in diciotto. Percorso complessivo di circa 11 chilometri. Preso lo shuttle per Messina delle 16,20